A volte ci ritroviamo a perdere la pazienza per un dettaglio apparentemente banale, a reagire con un'energia sproporzionata o a sentirci improvvisamente sopraffatti da un'ansia che non sappiamo spiegarci. E in quel momento, passata la tempesta, resta solo una domanda amara: "Perché ho reagito così?".

 

La verità è che il mestiere di genitore non comincia nel momento in cui nostro figlio nasce. Comincia molto prima, dentro la nostra storia. Le fatiche, i timori e le reazioni che oggi ci spiazzano affondano spesso le radici nelle nostre relazioni passate, nel modo in cui noi stessi siamo stati guardati, ascoltati o trattenuti quando eravamo bambini.

 

Quando un figlio tocca un nostro limite, spesso non sta facendo altro che risvegliare un ricordo antico, una ferita mai del tutto chiusa o un bisogno che la nostra infanzia ha dovuto imparare a tacere. Non significa che stiamo ripetendo gli stessi errori, ma che c'è una parte di noi, la nostra parte bambina, che in quel momento esige di essere vista e accolta.

 

Essere genitori consapevoli non significa essere immuni alle ombre del passato, ma avere il coraggio di voltarsi a guardarle. Quando impariamo a decodificare le nostre stesse reazioni con gentilezza e a prenderci cura della nostra storia, i confini si rischiarano. La relazione con i nostri figli si libera dai fantasmi di ieri e torna a essere ciò che è sempre dovuta essere: uno spazio vivo, autentico e presente.

 

 

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Dr.ssa Valentina Rocchio